La "Soft Comunicazione" al servizio della "Soft Economy"
"In questo momento siamo affetti da un grave attacco di pessimismo economico,... ritengo che questa sia un'interpretazione estremamente errata di quanto sta accadendo..."
John Maynard Keynes
Di "qualità" si è sempre parlato e discusso, nel settore della comunicazione come in altri mercati.
Chi mai avrebbe il coraggio di negarne l'esigenza? Chi non si offre come prodotto o servizio "di qualità"?
Eppure, oggi siamo alla resa dei conti, quella vera, quella che ci impone "di farla", la qualità, ma sul serio!
Le parole stanno a zero. Adesso ci vogliono i fatti! Se c'è qualcosa di buono delle crisi è che rendono inevitabile il cambiamento. Soprattutto, fanno sì che finalmente si apprezzino le cose per quello che realmente sanno offrire, al di là dell'immagine e, quindi, dell'apparenza. Conta la concretezza, adesso, e sempre più conterà, in un'economia di "vacche magre", di risorse scarse, di crescita che deve diventare, inevitabilmente, "sostenibile". E questa concretezza - e solo questa - si trasforma in credibilità, in legittimità e, perciò, infine, in immagine.
Qualità, sostenibilità, identità, innovazione, localizzazione, sono termini che stanno diventando presidio e patrimonio dei comunicatori più attenti alle strategie, ai contenuti, al dopodomani, prima che all'oggi. Viviamo il presente con attenzione e sensibilità per garantirci il futuro. Ma sono pronti gli operatori economici per parlare di futuro?
Oppure, sono sempre concentrati - troppo - sulla "massimizzazione del presente"?
Perché, se così fosse, potremmo avere qualche difficoltà a raggiungerlo, questo futuro. Il cambio di paradigma è in atto, ma non tutti se ne sono accorti. Il Ventesimo secolo, con i suoi dogmi e le sue ideologie, è passato! Il villaggio che si credeva "globale", lo è solo in termini tecnologici e, purtroppo, ambientali. La comunicazione continua a essere, per fortuna, locale, legata a tradizioni e culture, alla diversità che rende ancora bello il mondo. Ecco anche perché la "deregulation economica" ha mostrato i suoi limiti che si sono trasformati addirittura in un boomerang per l'intero sistema.
La "localizzazione", quella che deve riportare il nostro Paese ai vertici dell'economia mondiale, deve tornare all'ombra dei campanili, dove cresce la qualità attraverso lo scambio di informazioni, l'eredità di saperi e la capacità di innovare innestandosi sulle tradizioni. Deve tornare a competere sulla qualità e non sulle quantità e sui prezzi, variabili che ci vedono perdenti nel contesto internazionale.
Noi di Aida Partners vogliamo presidiare e partecipare attivamente a questa che oggi viene definita "Soft Economy". E lo facciamo con convinzione, perché in sintonia con quanto già da undici anni facciamo per i nostri clienti.
Lavoriamo con una forte ed esclusiva competenza sul territorio di cui dobbiamo conoscere vicoli e contrade, vizi e virtù, per poter risultare buoni ed efficaci comunicatori.
Preferiamo i dialetti della penisola alle lingue straniere. E non lo facciamo per nazionalismo, ma perché coscienti che il comunicatore deve conoscere in profondità i pubblici da cui nasce e presso i quali vive. All'estero comunichino gli altri! Noi "localizziamo" il verbo perché questa è la terra che ci vede protagonisti insieme ai nostri clienti e pubblici.
Comunicazione mirata, di contenuto, non "urlata", ma porta con garbo e professionalità agli interlocutori che conosciamo per rispettive esigenze e peculiarità e che frequentiamo quotidianamente. Questo ha fatto di Aida Partners un'agenzia credibile nel mercato italiano della comunicazione. Anche per questo Aida Partners aderisce ed è stata accettata nell'ambito di Symbola, la Fondazione per le Qualità Italiane, che riunisce tra le più belle e significative realtà imprenditoriali del nostro Paese.
Questa è da sempre la nostra "Soft Comunicazione"!